Tag: FESR

I ritardi della coesione 2014-2020: un’Italia in affanno

Nel 2023 si chiuderà definitivamente la politica di coesione 2014-2020, ma c’è ancora tanto da spendere. Ad oggi risulta speso dall’Europa solo il 62,6% della dotazione finanziaria del FESR e FSE 2014-2020 e in Italia il 51,7%. Un focus dedicato agli Stati europei e alle regioni italiane analizza l’intensità variabile in cui vengono allocati i Fondi in relazione al grado di sviluppo dei territori

Fondi Strutturali europei 2014-2020 in Italia: l’asso piglia tutto dei privati

Quali sono i soggetti beneficiari del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) e del Fondo Sociale Europeo (FSE) 2014-2020? Quali sono le differenze principali tra i due fondi strutturali europei? Questi sono gli interrogati alla base di un lavoro di ricerca sviluppato attraverso l’analisi dei dati OpenCoesione, iniziativa di open government sulle politiche di coesione in Italia che, con riferimento al periodo di programmazione 2014-2020, sulla base di quanto previsto dall’Accordo di Partenariato, assume il ruolo di “portale unico nazionale” per la pubblicazione di informazioni sulle operazioni e sui beneficiari dei progetti cofinanziati dai Fondi SIE.

Articoli più letti

Ancora su partecipazione, democrazia e populismo

Il populismo è una forma della politica che tende a mettere in discussione la democrazia rappresentativa. Visto dal punto di vista dell’urbanistica si possono considerare due flessioni del populismo, quella che negando la pluralità delle posizioni affida la decisione al leader in un rapporto diretto con il popolo, e quella che invece affida la decisione a forme estreme di democrazia diretta, evitando qualsiasi intermediazione. La vera partecipazione si differenzia radicalmente da entrambe le versioni del populismo; essa, infatti, concorre a formare e sviluppare legami orizzontali che sostengono e puntano a migliorare la decisione democratica.

Populismo e resistenza partecipativa

Il populismo, definito spesso in modo dispregiativo, si manifesta come un fenomeno eterogeneo, interessando diversi contesti politici ed economici. Caratterizzato dalla contrapposizione tra "popolo puro" e "élite corrotta", il populismo attuale si distingue per la sua connessione con il neoliberismo e le sue possibili ripercussioni sull’urbanistica. Questo contributo esplora i rischi associati, come l'accentuazione delle disuguaglianze sociali, la deroga alle normative urbanistiche e l’erosione della democrazia partecipativa, proponendo un rinnovato coinvolgimento dei cittadini come antidoto alle politiche di esclusione.

La democrazia partecipativa nei processi decisionali urbanistici

Rispondendo ad alcune domande, l’autore illustra la rilevanza che dovrebbe avere nei processi decisionali urbanistici, anche in Italia, la consultazione dei cittadini nella deliberative democracy. Citando la recente esperienza in India dell’Urban Transport Project a Mumbai e la costruzione di un’autostrada di interesse intercomunale in Francia, Sabino Cassese spiega perché lo scarso ricorso alla democrazia partecipativa a livello amministrativo sia oggi un problema, anche davanti alle diverse forme di populismo che sembrano crescere in tutta Europa.

Rallentare, venticinque anni dopo. Partecipazione, conoscenze, populismo

A venticinque anni dalla pubblicazione, la rilettura del saggio di Paolo Fareri Rallentare costituisce un’occasione importante per riflettere sulle contraddizioni e sulle ambiguità dei processi partecipativi nella pianificazione urbanistica e nelle politiche urbane, sul crinale tra processi di istituzionalizzazione e depoliticizzazione delle pratiche partecipative e indebolimento della democrazia locale connesso all’emergere delle nuove forme di populismo.

La partecipazione nei progetti di Giancarlo De Carlo 

Credendo nell’importanza della partecipazione anche per l’attuale urbanistica e nella validità ancora oggi dell’insegnamento del suo maestro a riguardo, Franco Mancuso ricorda due procedure partecipative che ha vissuto con G. De Carlo, entrambe caratterizzate dalla sua fiducia nella partecipazione come momento essenziale di ogni processo di progettazione. La prima alla fine degli anni Cinquanta per la redazione del Piano Regolatore di Urbino e la seconda all’inizio degli anni Settanta per la progettazione del villaggio Matteotti a Terni.