La coesione territoriale è una priorità del PNRR: si prevede di riservare alle regioni meridionali il 40% delle risorse “territorializzabili”; tuttavia, i requisititi richiesti di bandi e la capacità di progettazione della PA possono vanificare questi propositi.
Il servizio idrico in Italia è caratterizzato da un’eccessiva frammentazione della governance che si traduce in inefficienze e sprechi. Paradossalmente tutto ciò rende problematico che gli enti locali possano accedere alle risorse del PNRR predisposte per questo settore.
Il PNRR per essere attuato richiede una Pubblica amministrazione all’altezza della sfida: non è detto che le misure messe in atto dall’esecutivo per affrontare queste criticità in questi mesi siano in grado di imprimere una svolta.
La nuova regolamentazione degli appalti, la semplificazione e le regole di bilancio hanno consentito, dal 2019, di invertire le decennali dinamiche negative degli investimenti pubblici. Ciò nasconde tuttavia una cronica lentezza nelle procedure di spesa che, secondo la Corte dei conti, rischia di minare l’attuazione delle opere del PNRR.
Con la caduta del Governo Draghi e la fine anticipata della legislatura, aumenta l’incertezza politica sulla realizzazione del PNRR e sul rispetto delle scadenze previste nei prossimi mesi al quale è legata l’erogazione delle risorse da parte dell’Europa. Tutto ciò avviene in un contesto macroeconomico caratterizzato da un’accentuazione dei divari territoriali ulteriormente inaspriti dalle tensioni internazionali.
Il populismo è una forma della politica che tende a mettere in discussione la democrazia rappresentativa. Visto dal punto di vista dell’urbanistica si possono considerare due flessioni del populismo, quella che negando la pluralità delle posizioni affida la decisione al leader in un rapporto diretto con il popolo, e quella che invece affida la decisione a forme estreme di democrazia diretta, evitando qualsiasi intermediazione.
La vera partecipazione si differenzia radicalmente da entrambe le versioni del populismo; essa, infatti, concorre a formare e sviluppare legami orizzontali che sostengono e puntano a migliorare la decisione democratica.
Il populismo, definito spesso in modo dispregiativo, si manifesta come un fenomeno eterogeneo, interessando diversi contesti politici ed economici. Caratterizzato dalla contrapposizione tra "popolo puro" e "élite corrotta", il populismo attuale si distingue per la sua connessione con il neoliberismo e le sue possibili ripercussioni sull’urbanistica. Questo contributo esplora i rischi associati, come l'accentuazione delle disuguaglianze sociali, la deroga alle normative urbanistiche e l’erosione della democrazia partecipativa, proponendo un rinnovato coinvolgimento dei cittadini come antidoto alle politiche di esclusione.
Rispondendo ad alcune domande, l’autore illustra la rilevanza che dovrebbe avere nei processi decisionali urbanistici, anche in Italia, la consultazione dei cittadini nella deliberative democracy. Citando la recente esperienza in India dell’Urban Transport Project a Mumbai e la costruzione di un’autostrada di interesse intercomunale in Francia, Sabino Cassese spiega perché lo scarso ricorso alla democrazia partecipativa a livello amministrativo sia oggi un problema, anche davanti alle diverse forme di populismo che sembrano crescere in tutta Europa.
A venticinque anni dalla pubblicazione, la rilettura del saggio di Paolo Fareri Rallentare costituisce un’occasione importante per riflettere sulle contraddizioni e sulle ambiguità dei processi partecipativi nella pianificazione urbanistica e nelle politiche urbane, sul crinale tra processi di istituzionalizzazione e depoliticizzazione delle pratiche partecipative e indebolimento della democrazia locale connesso all’emergere delle nuove forme di populismo.
Credendo nell’importanza della partecipazione anche per l’attuale urbanistica e nella validità ancora oggi dell’insegnamento del suo maestro a riguardo, Franco Mancuso ricorda due procedure partecipative che ha vissuto con G. De Carlo, entrambe caratterizzate dalla sua fiducia nella partecipazione come momento essenziale di ogni processo di progettazione. La prima alla fine degli anni Cinquanta per la redazione del Piano Regolatore di Urbino e la seconda all’inizio degli anni Settanta per la progettazione del villaggio Matteotti a Terni.